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Perche' Castagnetta non ha ricevuto un aiuto medico?

Daniela Sanzone avatar Giovedì 27 Settembre 2007, 23:03 in Cronaca di Daniela Sanzone

In Québec esiste un servizio in funzione 24 ore su 24 per interventi urgenti di tipo sociale e pisichiatrico. Perché la polizia non lo ha utilizzato nel caso di Claudio Castagnetta? Sembra che il giovane (nella foto, pubblicata da Le Soleil), soffrisse di disordine bipolare e non prendesse psicofarmaci. Lo aveva confidato lui stesso al suo avvocato, Nathalie Dushesne.

La vicenda di Castagnetta – arrestato il 18 settembre per comportamento «bizzarro» di fronte a un locale e morto in circostanze non chiare, due giorni dopo l’arresto in seguito a gravissime ferite alla testa – ha colpito profondamente la comunità italiana di Québéc City. «Il corpo di Claudio – ha dichiarato il console onorario d’Italia a Québéc, Riccardo Rossini – rientrerà in Italia una volta che il medico legale avrà completato l’autopsia». Secondo il console, la famiglia di Castagnetta è agiata e rispettata a Palermo. Il padre è un contabile e la sorella avvocato. «Vogliamo assicurarci – ha dichiarato Rossini – che tutto sia fatto secondo le regole, sia da parte della polizia che degli agenti carcerari».

La famiglia (nella foto pubblicata da Le Soleil, di Jean-Marie Villeneuve), arrivata in Canada domenica scorsa per capire cosa sia successo, è sotto shock. Il padre di Claudio, Corrado, la sorella Alessandra e la moglie di Claudio, Valérie Samson, con cui avrebbe mantenuto ottimi rapporti nonostante la separazione, hanno dichiarato di essere furiosi con la polizia e con gli agenti carcerari. «Bastardi!», ha detto della polizia Corrado Castagnetta a un incontro con i giornalisti. «È nostro diritto sapere la verità – ha proseguito il padre – e se qualcuno ha commesso un errore sul lavoro è giusto che paghi». La famiglia non capisce perché la polizia abbia arrestato il figlio e non lo abbia invece portato da un medico, nonostante fosse evidente che aveva bisogno di aiuto. «Mi hanno detto che ha vomitato nella sua cella, ha sbattuto la testa contro il muro e se l’è coperta con l’acqua della bacinella. Non avrebbe mai fatto una cosa del genere in condizioni normali», ha detto l’ex moglie Valérie Samson. «Se il suo avvocato ha rilevato che c’erano problemi psichiatrici – ha proseguito, evidentemente commossa – perché la polizia non ha fatto niente? Sono sicura che non hanno fatto il loro dovere e sono responsabili della morte di Claudio». La famiglia vorrebbe far fare una seconda autopsia da un medico indipendente, cosa che però sarà impossibile in Canada. «L’avremmo potuta fare in Italia – ha dichiarato il padre – ma abbiamo deciso di lasciar perdere. Claudio è stato massacrato abbastanza». Ora la famiglia rimarrà alcuni giorni a Québéc per capire cosa sia veramente successo.

«Mia madre gli aveva parlato il giorno prima – ha detto la sorella – e tutto andava bene». Anche l’ex moglie gli aveva parlato il sabato e lo aveva sentito bene. «Mi ha detto che gli piaceva il suo lavoro di traduttore», ha dichiarato Valérie. Al contrario, secondo alcuni amici in questo periodo Claudio aveva comportamenti strani. Era entrato in un appartamento di sconosciuti dichiarando poi che un’ape gli aveva suggerito di andare lì, ha concluso la signora Samson tra le lacrime.

Intanto, il quotidiano del Québéc in lingua francese Le Soleil ha pubblicato la testimonianza di Daniel Racine, proprietaria dell’Épicerie économique, il locale di fronte al quale Cluadio è stato arrestato il 18 settembre. L’uomo, ha dichiarato Racine, era a piedi scalzi di fronte al suo pub e non aveva un comportamento violento. Castagnetta avrebbe cercato di entrare in un’area riservata agli impiegati, ha raccontato la proprietaria del locale, testimone della scena. Poi, ha accettato di uscire dal locale, ma dopo qualche minuto è tornato e si è piazzato davanti all’entrata. «Ho chiamato la polizia – ha spiegato Racine – e ho chiesto all’uomo perché stesse importunando la gente. Lui mi ha guardato sorpreso, ma non era violento. Era molto gentile, e allora ho deciso di lasciar fare alla polizia». All’arrivo della polizia si è allontanato, poi è tornato dicendo di avere il diritto di trovarsi lì. La polizia allora ha cercato di mettergli le manette e di farlo salire in macchina. L’uomo ha reagito all’arresto, non con violenza, ma facendo opposizione. «La polizia – ha detto ancora Racine – non è riuscita a mettergli le manette. Si sono azzuffati e la polizia lo ha gettato a terra. Non riuscivano in messun modo a ammanettarlo». È stato a quel punto che gli hanno sparato con la pistola elettrica, mentre lui chiedeva che smettessero. Non ho mai visto nessuno avere tanta resistenza». Alla fine, ci sono voluti sei poliziotti per mettergli le manette. A quel punto Castagnetta avrebbe cominciato a scalciare e per farlo salire in macchina ci è voluta più di un’ora. «Non è che non ci fidiamo della polizia – ha dichiarato Giovanni Rapanà, ex presidente del Comites di Montréal e membro di presidenza del CGIE – ma la verità deve venire fuori. Quello che gli è successo è terribile. Perché ci sono voluti sei poliziotti se il suo comportamento non era violento?»

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2 commenti
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12 Set 2008
alle 03:25

jesse

www.memoiredeclaudio.org

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13 Ott 2007
alle 23:52

FRANCESCO

Salve, mi chiamo Francesco e ho 33 anni. Io ho una fidanzata canadese e vorrei trasferirmi il più presto possibile a Toronto per vivere, lavorare, sposare la mia ragazza, e crearmi una famiglia. Cortesemente mi può dare qualche consiglio su tutto quello che devo fare per realizzare il mio sogno, considerando che sono solo uno studente universitario in scienze motorie e sportive.
A presto,
Francesco.

P.S. lascio il mio indirizzo e-mail per chiunque mi possa aiutare: francesco.catania22@virgilio.it

Perfavore aiutatemi sono disperato!!!

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